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Davide Caiazzo - My Governance

Davide Caiazzo - My Governance

Matteo Muscio Market Insight

Presentazione
Davide Caiazzo, CEO e Co-Founder di My Governance, è un avvocato d’affari con esperienza pluriennale di legale di azienda per multinazionali, ricoprendo ruoli di sempre maggiore responsabilità, ultimo dei quali come referente privacy a livello europeo per una nota multinazionale americana. Nel 2017 ha quindi deciso, unitamente al suo socio con similare background, di mettere a frutto la loro conoscenza diretta dei processi aziendali e delle esigenze delle società moderne creando My Governance un Software in grado di cambiare definitivamente il vecchio approccio dell'approvazione documentale cartacea, rendendolo digitale e tracciando tutto il flusso sin dalla creazione dello stesso.

Che cos’è My Governance?
My Governance è un software volto a rivoluzionare il modo in cui viene gestita la governance societaria e, quindi, digitalizzare non una singola parte, ma tutto il processo che vede coinvolta la popolazione aziendale, i clienti, gli agenti, i fornitori e così via. Il prodotto è particolarmente utile in questa fase storica per le aziende che sono alle prese con la necessità di adeguare il trattamento dei dati personali al GDPR e di recepire la nuova normativa in materia di Whistleblowing. My Governance è in grado di assicurare la totale compliance aziendale sotto entrambi i profili.

Cosa è il whistleblowing e cosa prevede la legislazione italiana in materia?
Il c.d. whistleblowing è l’attività di segnalazione di condotte illecite da parte di colui che ne abbia avuto conoscenza. Si tratta di un istituto giuridico di derivazione anglosassone che mira a far emergere l’eventuale commissione di illeciti nelle aziende, ma al tempo stesso a proteggere chi si fa promotore di legalità e decide di denunciare quanto appreso. Si tratta di uno strumento importante per favorire una maggiore legalità nelle società sia pubbliche che private e per far maturare un senso dell’etica diffuso, in cui ciascuno è in un certo senso responsabilizzato nell’emersione degli illeciti.

In materia di whistleblowing, quali, secondo te, saranno le sfide che dovranno affrontare le aziende in Italia?
Innanzitutto occorre distinguere il settore pubblico da quello privato. La recente legge 30 novembre 2017, n. 179 infatti introduce una disciplina differenziata a seconda della natura pubblica o privata della società o dell’ente. Nel primo caso, infatti, il whistleblowing si inserisce nella già vigente normativa anti-corruzione mentre nel secondo caso si inserisce nella disciplina di cui al d.lgs. n. 231/2001. La sfida sottesa all’introduzione del whistleblowing è, tuttavia, la stessa anche se muta la disciplina giuridica: tutti gli enti e le società dovranno dotarsi di procedure e strumenti tecnologici in grado di tracciare le segnalazioni ricevute e di garantire l’assoluta riservatezza e la privacy del segnalante. E questo potrà avvenire solo con software predisposti appositamente a tale scopo come My Whistleblowing non essendo sufficiente l’individuazione di un semplice indirizzo e-mail dedicato.

Quali potrebbero essere le ripercussioni per la mancata conformità alla legge?
Anche con riferimento alle sanzioni occorre distinguere.

  • Nel settore pubblico, infatti, la l. N. 179/2017 prevede tre tipologie di sanzioni. Se la società assume provvedimenti discriminatori e illegittimi contro il segnalante, infatti, l'ANAC può applicare al responsabile che ha adottato tale misura una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 30.000 euro. 
  • Qualora venga accertata l'assenza di procedure per l'inoltro e la gestione delle segnalazioni ovvero l'adozione di procedure non conformi, l'ANAC applica al responsabile la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro. 
  • Qualora venga accertato il mancato svolgimento da parte del responsabile di attività' di verifica e analisi delle segnalazioni ricevute, si applica al responsabile la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro. 

Nel settore privato, al contrario, non sono previste sanzioni in maniera diretta. Questo potrebbe indurre a ritenere che gli obblighi introdotti dalla norma non siano imperativi. Ma sarebbe un grave errore. La legge infatti impone di adeguare il Modello Organizzativo ex d.lgs. n. 231/2001 alle nuove norme sul whistleblowing. Se questo non viene fatto si potrebbe porre un problema di compliance della società rispetto alla 231/2001 con tutte le conseguenze negative del caso in merito all’applicabilità delle sanzioni penali legate alla responsabilità penale d’impresa. In poche parole, se non ci si adegua alla normativa sul whistleblowing il Modello 231 potrebbe essere ritenuto non aggiornato e dunque non funzionale alla protezione della società dalla responsabilità penale.

Come possono le aziende attrezzarsi in merito al whistleblowing?
Le aziende devono farsi assistere da consulenti specializzati nella revisione del Modello 231 al fine di aggiornarlo alla nuova normativa sul whistleblowing.

Inoltre, ed è il punto focale, devono dotarsi un software che garantisca la tracciabilità delle segnalazioni ricevute dai whistleblower e che ne garantisca riservatezza e privacy. Solo così potranno dimostrare, di fronte a qualsiasi autorità, la loro assoluta compliance rispetto alla nuova normativa evitando qualsiasi conseguenza pregiudizievole.